Anche noi profeti di pace

Quest’anno la nostra scuola ha ospitato la mostra “Profezie per la pace”, un’occasione per educare lo sguardo dentro un tempo segnato da guerre, violenza e smarrimento. La mostra nasce dall’esigenza educativa e umana di riconoscere che la storia è piena di uomini e donne che, proprio dentro il conflitto e il male, hanno custodito la pace e una promessa di bene. È uno sguardo che non nega il male, ma non gli concede l’ultima parola; uno sguardo che non si abitua al buio e continua a cercare la luce, perché sa che la luce esiste. Lo fa attraverso il racconto di testimoni che, vivendo nel conflitto, affermano la pace, il perdono e la speranza.

Dentro questo percorso si inserisce il lavoro delle classi quinte della primaria di Via Boncompagni. Nel cammino di italiano dedicato al testo giornalistico, i bambini hanno imparato a costruire un articolo attraverso domande, interviste, titolo, occhiello e sommario. L’incontro con Maria, una delle studentesse che ha collaborato alla realizzazione della mostra, è diventato così l’occasione per mettersi alla prova davvero: raccogliere una testimonianza e raccontare ciò che li aveva colpiti attraverso un articolo scritto insieme “a 47 cuori”. Un testo nato dalle loro parole e dai loro pensieri, rielaborati insieme alle maestre.

Volentieri ospitiamo e condividiamo questo articolo.

Occhiello: I bambini delle classi quinte della scuola Regina Mundi di Milano incontrano Maria, una giovane studentessa che ha partecipato alla mostra “Profezie per la pace”.

Sommario: I bambini intervistano Maria, una giovane studentessa di Bergamo, sul suo ruolo nel progetto. Durante l’incontro, ogni domanda passa di mano insieme a un gomitolo rosso: filo dopo filo, si crea una rete che unisce Maria, i bambini e le maestre, proprio come i messaggi della mostra sulla pace.

Milano, 21 aprile 2026

I bambini delle classi quinte della sede di Via Boncompagni hanno vissuto un incontro speciale: hanno intervistato Maria, una studentessa di Bergamo che ha partecipato alla realizzazione della mostra “Profezie per la pace” esposta per la prima volta al Meeting di Rimini nell’agosto 2025. Questa mostra è nata a partire dall’invito che Papa Francesco ha lanciato nel 2024 a essere profeti di pace, cioè testimoni di iniziative amorevoli in questo mondo pieno di conflitti. Una provocazione che è stata raccolta da alcuni docenti e studenti di Gioventù Studentesca, dando vita alla mostra.

Durante il suo discorso il Cardinale Pizzaballa, intervistato per la mostra da un gruppo di ragazzi, ha spiegato il senso dell’impegno profuso anche da Maria, usando la parabola del grano e della zizania per intendere che non si può estirpare l’erbaccia dai campi, ma si può dare cura alle piante di grano.

I giovani studenti per la mostra hanno, quindi, cercato persone che in contesti di guerra si stessero impegnando nella costruzione della pace.

Maria ha insegnato che fra “bianco” (pace) e “nero” (guerra) ci sono milioni di sfumature di grigio. Sta a noi decidere da che parte volgere lo sguardo. In particolare, ci ha detto: <<Sono una persona irascibile e ogni volta che mi arrabbio, devo pensare e scegliere da che parte stare: non reagire di impulso, ma guardare il Bene della situazione>>.

Maria ha raccontato che tutto è iniziato grazie all’idea di una professoressa di cui si fidava molto. Insieme ad altri ragazzi, ha cercato una persona da intervistare e, dopo varie ricerche, ha trovato il Rabbino Goodman, che vive in una zona “nera“: la Cisgiordania.

All’inizio Maria non era convinta di lavorare in gruppo, perché preferiva fare le cose da sola. Nel tempo però ha capito che collaborare con gli altri può essere molto importante e anche più arricchente.

Prima dell’intervista era un po’ spaventata: temeva di sbagliare e si aspettava di incontrare una persona severa. Invece <<Ho conosciuto un uomo gentile, disponibile, simpatico e solare, tanto che alla fine della nostra chiacchierata lo sentivo quasi amico>> ha affermato Maria.

Il Rabbino Goodman, “profeta di pace“, ha iniziato a raccogliere le olive da piante appartenenti ai Palestinesi, che non avrebbero potuto lavorare nei campi di loro proprietà per paura di essere uccisi dall’esercito israeliano.

Maria ha raccontato anche che lei e i suoi amici sono stati invitati ad andare in quei luoghi per aiutare nella raccolta, ma hanno deciso di non partire perché sarebbe stato troppo pericoloso.

Durante l’incontro, Maria si è emozionata molto. Ha capito quanto sia difficile vivere in un luogo segnato dalla guerra e, allo stesso tempo, riuscire a perdonare. L’ha fatta riflettere il fatto che lei stessa fatica a perdonare nelle piccole discussioni di ogni giorno, per esempio con le sorelle o i genitori.

L’insegnamento che il Rabbino ha dato a Maria è quello di essere consapevoli che, costruendo rapporti di dialogo, si riesce a perdonare anche chi fa del male.

Le sue parole hanno colpito molto i bambini. Alla fine dell’incontro, Maria ha lasciato un messaggio importante: chi intraprende un percorso di pace non può fermarsi. Tutti possono essere “profeti di pace”, iniziando da piccoli gesti quotidiani, come aiutare chi è in difficoltà o cercare di fare pace con gli altri, rimanendo sempre uniti nella memoria di quel filo rosso, che lega i nostri destini. Anche se mettere d’accordo tutti è difficile, ognuno può fare la propria parte per rendere il mondo un posto migliore, più bello e più vero.

Noi bambini siamo stati educati per cinque intensi anni dalle nostre maestre di scuola primaria a scegliere il bianco al nero per dipingere la nostra futura tela. Maria è stata l’ultima testimone di una ricca esperienza di Amore.

Le classi quinte della scuola primaria di Via Boncompagni

Profezie per la pace

Una mostra per educare lo sguardo nel tempo del rumore: Profezie per la Pace invita a riconoscere segni di luce, speranza e umanità.