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Scuola Media : Diario dei giorni SENZA scuola

By 23 marzo 2020aprile 21st, 2020No Comments

SECONDA PUNTATA

 

Continuiamo a pubblicare stralci dalle pagine di diario dei ragazzi di prima media che liberamente scrivono alla loro prof. raccontando la loro quotidianità. Alcuni inviano ogni giorno ampi contributi, altri si limitano a offrire brevi notizie di sé: non importa. Non riteniamo necessario commentare la ricchezza di spunti che ci offrono, nella loro semplicità, questi messaggi, ma continuiamo a essere commossi e stupiti di come la scrittura, per molti nostri ragazzi, stia diventando una reale risorsa, una preziosa occasione per prendere coscienza di sé e della realtà che stanno vivendo. Possono così osservarla, esprimere i sentimenti che genera: paure, gioie, speranza e nostalgia. E nel domandarsi il senso di quanto accade, iniziano a cogliere la bellezza delle piccole cose e il valore insostituibile dei rapporti.

17 marzo

Il nostro paese secondo me è stato afflitto da una guerra, ma non da una normale guerra, da una guerra nuova. Normalmente si immagina la gente che si spara o i terroristi seduti su dei carri armati che sparano e, se si è presenti, non si può sentire nient’altro che un rumore assordante di urla sofferenti che si propagano fino a dissolversi.
Non è questa la guerra che è giunta a noi. Il Covid 19 è un virus, a mio parere, letale, anche se c’è gente che tende a sdrammatizzare su questo argomento.
Io in questi giorni di quarantena a casa, ho avuto molta nostalgia della mia squadra. Io pratico lo sport a mio avviso più bello al mondo: il BASKET. Quando mi sveglio penso a tutti i giorni che mi sto perdendo degli allenamenti. Inoltre, da poco mi è sorto il pensiero che quest’anno potrei anche non riuscire a festeggiare il mio compleanno, e così sarà anche per altri. Arrivata anche a questo pensiero, posso affermare ancor più che con questa quarantena è come stare rinchiusi in una gabbia. […]
Questo virus a differenza della guerra fa mille vittime, ma silenziosamente e anch’esso si propaga e non so se cesserà.
Io mi sento come dentro una bottiglia di vetro unta, dalla quale  io cerco di salire, mi affanno infatti a cercare in questa vicenda dei lati positivi, ma più io mi arrampico, più io scivolo. (G.)

18 Marzo

Anche oggi il desiderio di uscire è alle stelle, perché è una tipica giornata primaverile, ma siamo costretti a rimanere chiusi in casa. Però pur stando in casa ho fatto delle cose diverse, ovvero ho giocato a carte con mio padre (ho perso tre a due) […]
Pur avendo trascorso il tempo seguendo le lezioni virtuali con i proff e in seguito giocando con i miei amici, la voglia di rivederli nella realtà e non attraverso uno schermo rimarrà la cosa che fino ad ora mi manca di più. (N)

18 marzo

In questo periodo mi trovo a Varenna con i miei fratelli e i miei nonni. Siamo arrivati qui pensando di rimanerci cinque giorni, per cui ci siamo portati pochi vestiti. […]
Io sto imparando di quante cose posso fare a meno e penso ai bambini che hanno solo un paio di pantaloni e una maglietta. E non hanno neppure la possibilità di fare scuola.  (C.)

20 marzo 2020

Oggi mi sono sentita bene, anche se mi manca uscire all’ aria  aperta, però sono contenta perché mio papà adesso lavora a casa. (S.)

20 marzo

Ieri pomeriggio abbiamo deciso di creare un piccolo orto nel nostro giardino, […] Abbiamo cominciato strappando le piantine sulla superficie e smuovendo un po’ la terra. Abbiamo poi messo i semini e li abbiamo ricoperti con altra terra. Abbiamo piantato semi di pomodoro e semi di zucchine.
Mi sono sentita molto bene perché lo abbiamo fatto io, i miei fratelli (anche se il contributo di Tommaso non è stato così indispensabile dato che lanciava terra ovunque!), i nonni e i genitori che ci guardavano dal telefono. E’ stato un bel momento in cui mi sono sentita molto serena e sollevata. (C.)

22 marzo

lo sai cosa ho fatto oggi? Oggi ho cucinato le lasagne! Erano molto buone. Oggi non ho molto da dire, però mi manca una cosa: fare la cartella, perché di solito nel tardo pomeriggio faccio lo zaino e mi manca perché mi ricorda tutto quello che farò il giorno dopo a scuola. […]  (G.)

23 marzo

La casa che preferisco per passare le vacanze è quella di Varenna.
[…] Durante questo periodo mi reputo molto fortunata ad essere qui, ma nonostante sia in una casa stupenda mi mancano la mia scrivania disordinata, i miei giochi e i miei libri sparsi sulle mensole.
Mi manca il suono fastidioso dalla sveglia alle 6:24 del mattino che prima odiavo.
Mi mancano gli amici che ogni giorno mi divertivano con le loro battute.
Mi mancano i miei cuginetti e miei zii  […]
Mi mancano i miei genitori che ora hanno un compito molto importante e pericoloso, e questo un po’ mi preoccupa.
Mi aiuta molto la compagnia dei nonni e la quotidiana connessione via Zoom con tutta la famiglia  […]
So però che questo periodo finirà; anche se forse non tutto ritornerà come prima, in ogni caso finirà bene, perché periodi difficili possono aiutare a crescere. (C.)

 

PRIMA PUNTATA

pagine dai ragazzi di prima media 

 

A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva, possa arricchire l’uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare – se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori, per farli decantare e divenire fattori di crescita e di comprensione – allora non siamo una generazione vitale

Scriveva così, in una lettera, Etty Hillesum. Scrittrice ebrea olandese, vittima dell’Olocausto.

Giorni fa, un’insegnante mi raccontava con commozione di come i suoi alunni di prima media, avessero risposto con slancio ad una sua semplice proposta, un suggerimento libero, lanciato durante una lezione di italiano: “Chi vuole condividere quello che sta vivendo, me lo scriva, …un po’ come se fossero le pagine di un diario.” 

Aveva poi aggiunto loro: “Sarò contenta di ricevere quanto mi manderete, ma ricordatevi che non dovete sentirvi in dovere di farlo per me: questa è una opportunità per voi stessi.” 

Subito, riferiva stupita, ha iniziato a ricevere contributi dai ragazzi, anche da chi non si sarebbe mai immaginata, e li ha condivisi con me.  

DAL DIARIO DEI RAGAZZI

Per me in questo periodo ogni giorno è uguale all’altro, fino ad un mese fa non era così, perché noi ragazzi andavamo a scuola ad imparare cose nuove e a scherzare con gli amici. 
Purtroppo a causa del coronavirus siamo costretti a restare chiusi in casa (che noia!) Le mie giornate trascorrono così: la mattina seguo le lezioni via pc, il pomeriggio faccio i compiti e dopo gioco un po’ con i miei amici (almeno non li sento lontani!). 
Oggi se fossimo andati a scuola sono sicuro che avremmo festeggiato il patrono d’Irlanda ovvero San Patrick, avremmo discusso con gli insegnanti e mi sarei confrontato con i compagni…invece siamo in casa …ed io inizio a scrivervi il primo capitolo di una serie lunghissima del mio diario. 
Francamente fino ad un mese fa non avrei mai pensato potesse accadere una cosa simile. All’inizio pensavo che dopo una o due settimane ci facessero riprendere scuola…poi mi sono accorto che il tempo non finisce più e la voglia di ritornare è immensa.
Questo virus si sta espandendo alla velocità della luce facendo anche molte vittime, quindi ho pensato di trovare un rimedio…..il rimedio è GODERMI OGNI GIORNO (prima davo per scontate tante cose); ogni tanto mi sale la paura perché questo virus può coglierti di sorpresa.  Io penso che ce la faremo tutti insieme e si tornerà alla vita di tutti i giorni.
Il primo capitolo è finito ma state pronti ce ne saranno ancora molti. Tenetevi forte.

 

Sorprendenti anche gli scambi via chat, che facevano seguito a questo testo: 

N: Le è arrivato?
​Prof: Arrivato, l’ho letto ed è molto bello. Grazie di cuore che hai voluto condividerlo
​N: Di niente, mi piace questa idea che lei ha voluto condividere con noi.
​N: Così un domani potrò rileggerlo e ricordarmi di questo periodo brutto ma con aspetti anche positivi
​Prof: Bravo: è proprio questo lo scopo, hai capito!
​N: Perché passo più tempo con mia mamma e mio papà e comunque riesco ad interagire anche con i miei amici e prof .
Prof: Bello, è tutto da scoprire! Io ad esempio mi sto accorgendo di quanto voglio bene ai miei familiari e ai miei amici.  Chissà quante altre cose scopriremo. Buon lavoro!
​N: Grazie tante prof, a domani!

E allora pensavo: educare non è forse questo condividere, mettersi in cammino con i ragazzi: una comunione di esperienze, per continuare a crescere ogni giorno, alunni e insegnanti?  Queste annotazioni di ragazzi di 11 anni, questi tentativi di comprendere, di dare senso a quanto accade loronon hanno qualcosa da consegnarci e da insegnarci? Non esprimono una domanda e un bisogno che sono anche i nostri? 

              

GIORNATE SOLITARIE

Tutte le mattine mi svegliavo dicendo:” io voglio dormire, non andare a scuola!” e mia mamma riusciva sempre a convincermi.
Dopo la scuola andavo di martedì e di venerdì a nuoto, di mercoledì a calcio e di giovedì a lezione di pianoforte. A volte di lunedì andavo a pallanuoto.
Ora alla mattina mi sveglio e mi accorgo che la scuola, i compagni e gli insegnanti non sono più a mia disposizione e non posso andare da nessuna parte.
Ora alla mattina, guardando il lago, i nonni ci fanno cantare il “Regina Coeli”: come dice la nonna è un canto pasquale, ma non dobbiamo perdere la certezza che la gioia e la felicità sono già presenti.
La mattina la trascorro al computer a fare scuola e il pomeriggio lo trascorro sul terrazzo. Ma non è la stessa cosa! I miei genitori e i miei amici li vedo solo attraverso uno schermo.
Ora me ne accorgo: farei di tutto per ritornare alla mia vita normale! Eppure dentro di me c’è una domanda: “questo potrà aiutarmi a crescere?”

 

Osservazioni e pensieri semplici, certo, ma di una profondità e di una verità impressionanti. 

Spesso sentiamo in questi giorni tanti adulti che si lamentanosputano sentenze, cercano qualcuno cui dare la colpa di quanto accade, oppure al contrario si lanciano in un ottimismo e in un vitalismo privi di ragionima quanti di noi, come questi ragazzi di prima media, si fermano a riflettere su quello che stiamo vivendo ora?  

Se diventare grandi è diventare coscienti di sé e della realtà, in questo momento quanto possiamo imparare da loro.  Accorgersi che siamo fragili, che le cose non sono scontate, che ciò che accade è un’occasione, che nel male si può fare una esperienza di bene, che abbiamo bisogno di rapporti significativi: cose che forse ci eravamo dimenticati. 

Così nel leggere questi messaggi mi sono ritrovata addosso una gratitudine per quanto accade in questi giorni senza scuola, per i piccoli miracoli che questa “quotidianità insolita” ci pone davanti e che ci aprono ad un cammino di novità continua.