E’ stato un momento strano e interessante: la scuola chiusa per l’emergenza Coronavirus, la preoccupazione generale, il ponte di Carnevale a far capolino nel bel mezzo della situazione, tra dubbi e notizie contrastanti, tante decisioni da prendere e la difficoltà di non potersi ritrovare  fisicamente con le persone con cui sei abituato a lavorare, ogni giorno,  gomito a gomito.

Certo non è stato semplice. Eppure, scopriamo chi siamo proprio nella soluzione dei problemi che la vita ci pone, e queste circostanze “avverse” credo siano  state in definitiva una grande occasione, per noi e per i nostri ragazzi.

Tutto si interrompe. La prima cosa che mi sono domandata, in senso più ampio, è che cosa sia davvero essenziale  e cosa ci sostenga quando tanti punti fermi sembrano venire meno, ma  ho anche pensato a quante cose diamo  per scontate e a come  la loro mancanza  generi in noi  un senso di disorientamento e  impotenza. La realtà di questi giorni, non possiamo negarlo, ha scombinato fin nel dettaglio i nostri progetti, ribaltato le nostre priorità.  Avevamo lavorato a lungo per organizzare in questi giorni dei percorsi a classi aperte, che consentissero  attività di recupero e potenziamento a gruppi, ma la chiusura della scuola  ha “cambiato le carte in tavola”.

E’ stato subito chiaro  che in questa  situazione potevamo decidere di galleggiare,  cercando di non farci eccessivamente scalfire dalla situazione   o decidere di viverla da protagonisti, cogliendo fino in fondo  la sfida che portava in sé.

Questa seconda opzione imponeva a ciascuno di noi un cambiamento di sguardo e la ricerca di strade nuove. Non è facile accettare di avventurarsi su terreni che non conosciamo a fondo: subito emergono dubbi, resistenze, perplessità, paure.

Per noi la decisione  quasi immediata di sperimentare la didattica a distanza è stata questa avventura.

Non tutti si sentivano pronti, ma la fortuna di lavorare con un gruppo  di insegnanti  appassionati e uniti, che si stimano vicendevolmente, ha reso tutto più semplice. In una riunione in  videoconferenza,   nei primi giorni di chiusura delle scuole, ci siamo detti che partivamo da un desiderio: fare compagnia ai  nostri studenti. I ragazzi dovevano  sapere che noi ci siamo, che nonostante la situazione insolita e complessa non li abbandoniamo a loro stessi ma, anzi, scendiamo in campo  e veniamo a cercarli,  proprio con quegli  strumenti e quelle tecnologie che a loro sono così immediate e familiari (e che spesso utilizzano in modo improprio).

In poche ore tutti i prof. si sono lasciati contagiare dall’entusiasmo e dalla proposta di alcuni. Così ci siamo messi tutti  in gioco, imparando ad utilizzare con sicurezza la piattaforma per collegarsi con gli studenti, chiedendo il supporto tecnico  necessario,  dialogando con le famiglie, personalizzando gli strumenti in rapporto alle nostre esigenze, progettando delle lezioni funzionali alla diversa modalità di lavoro. Qui il lavorare in team e la presenza dei dipartimenti si sono  rivelati ancora una volta  una grossa risorsa nell’organizzare la proposta di lavoro e i materiali per ciascuna materia. Sono spuntate idee e spunti interessanti e divertenti, come il video tutorial del prof di educazione motoria, subito inviato ai ragazzi,  per restare in forma mentre si è bloccati  in casa dall’emergenza sanitaria.

Al primo collegamento di prova con i ragazzi, ci ha commosso e stupito come loro ci attendessero con impazienza: ci aspettavano! Ci è sembrato di cogliere finalmente in alcuni di  loro quel lampo di  consapevolezza a lungo atteso sul  valore  e il significato dell’andare a  scuola. Questa “abitudine”  vissuta a volte in modo scontato, sembrava  essere  di nuovo percepita come una risorsa e una possibilità. E sembrava più chiara la differenza che c’è tra vedersi di persona e parlare attraverso uno schermo: una riflessione certamente da riprendere in classe. Le prime lezioni  online  si sono svolte in modo sorprendentemente positivo. I ragazzi erano seri, attenti e desiderosi di fare scuola.

E gli insegnanti? Tutti sono stati costretti a fermarsi e a riflettere sul proprio lavoro, a decidere cosa è essenziale comunicare, a interrogarsi sul valore aggiunto di una lezione in presenza, a domandarsi quale lavoro chiedere ai ragazzi o come valutarli. Dopo il collegamento eravamo tutti soddisfatti e commentavamo divertiti l’accaduto, qualcuno, commosso ha usato il termine nostalgia.

Beh, nella disavventura un bel guadagno,  ne convenite?