ReginaMundinFesta : i genitori raccontano

AlessiaScuole Regina Mundi

Quando, nel giugno 2019, si chiusero i battenti della settima ReginaMundinFesta, eravamo felici di avere ancora una volta partecipato alla costruzione di un bel momento di condivisione e convivenza che ormai era diventato tradizione della nostra scuola.

Poi è arrivato il Covid e ci siamo subito detti che, ahimè, avremmo dovuto rinunciare. Magari a giugno 2020 sarebbe finito tutto, ma la primavera in lockdown non ci permetteva di vederci e organizzare alcunché.
Parlammo del dispiacere di dover saltare, intensificammo i momenti via zoom per vederci fra noi e con docenti, dirigenti scolastici e Cda, per tenere viva l’appartenenza ad un luogo che nel tempo era diventato una compagnia non solo per i nostri figli.
Ci dicemmo più di una volta che l’anno dopo sarebbe stato diverso e saremmo stati di nuovo in grado di realizzare una festa che ci riportasse a stare insieme, ad abbracciarci, ballare, proporre incontri ed eventi, come negli anni precedenti.

E invece no. Il Covid non ci mollava più. A scuola erano arrivati nuovi studenti, nuove famiglie, ma con loro non era stato possibile instaurare alcun rapporto significativo e continuativo. Le riunioni di classe on line per noi genitori e i professori, così come i distanziamenti e le mascherine in classe, per i ragazzi, avevano determinato un distacco forzato e in certi casi una triste estraneità.
E dopo il 2020, anche il 2021 si chiuse senza festa. Era possibile ricominciare parzialmente a mettere il naso fuori, ci fu concesso anche di andare in vacanza, ma i famosi assembramenti erano ancora uno spettro che incuteva timore e preoccupazione.

Poi a gennaio di quest’anno, durante un Consiglio di Istituto, la componente genitori si è fatta avanti, portavoce di un manipolo di amici, non più di una decina all’inizio, chiedendo di poterci provare. La morsa delle regole si stava allentando e si cominciava a parlare di una primavera-estate senza mascherine e altri vincoli e divieti.
Ci siamo trovati a febbraio, pieni di idee e proposte, rinati nel desiderio di tornare a guardarci in faccia e far pulsare di vita quel luogo che è ormai per tutti noi una seconda casa. Abbiamo messo giù i nomi dei possibili ospiti, realizzato uno schema delle giornate, poi modificato e stravolto almeno dieci, quindici volte, abbiamo pensato a come dividerci i ruoli. Ci siamo quindi ripresentati al Cda e al personale scolastico dell’ufficio tecnico e amministrativo con una proposta abbastanza chiara e definitiva.
Era passato però un po’ di tempo e, nonostante un sostanziale via libera a procedere nella costruzione, cominciavamo a sentire il peso di un ritardo che avevamo ingenuamente provocato.
Ai primi di aprile eravamo ancora con una situazione praticamente sulla carta.

Era la prima volta che ci si muoveva realmente in prima persona. Invece di accogliere una proposta fatta da altri e aiutare nella realizzazione, ci trovavamo stavolta noi a proporre e questo ha fatto emergere certamente un limite e una fatica che ci hanno reso però ancora più uniti e determinati!
I puntini hanno cominciato piano piano a unirsi, gli amici di Cometa hanno accettato l’invito a partecipare, così come Carlo Pastori; alcuni genitori delle sedi di Boncompagni e Corsica hanno preso in carico la gestione delle serate musicali; gli amici della Parents Academy hanno messo in piedi uno spettacolo teatrale il cui ricavato è stato destinato alla creazione di borse di studio; il professore e scrittore Marco Erba ha dato la sua disponibilità per un incontro; alcuni preziosissimi amici hanno preso in mano con entusiasmo l’organizzazione della ristorazione e di un angolo dedicato alla vendita dei gadget della scuola. E ancora, un gruppo di mamme ha preparato lo spazio giochi per i più piccoli; abbiamo coinvolto il libraio per organizzare il classico banchetto di vendita e messo in piedi una mostra del Meeting di Rimini intitolata «Il rinascimento dei bambini. 600 anni di accoglienza agli Innocenti a Firenze», presa poi in carico dai ragazzi delle medie che l’hanno studiata e spiegata con metodo e passione. Commovente anche l’amicizia di Padre Antonello, parroco della «Medaglia Miracolosa», che ci ha prestato gratuitamente il palco per gli eventi, e la disponibilità dei due trasportatori Sorin e Dani che ci hanno aiutato a trasferirlo dentro la scuola e che poi si sono fermati a pranzare con noi il giorno dello smontaggio.

E cosa ha fatto da sottile filo conduttore in tutto questo? Il riconfermarsi di una amicizia attraverso una proposta di bellezza. E questo non ha riguardato solo noi genitori “organizzatori” ma anche tutti quelli ci hanno detto sì. Insomma, chiunque abbia avuto il coraggio di dire «io». Messi davanti a una possibilità di condivisione i nostri ospiti hanno reagito tutti con grande slancio e curiosità, colpiti da questi pazzi che volevano a tutti i costi affermare l’amore per un luogo che educa e insegna a vivere ai propri figli, ma anche a noi e ai loro professori.

Quando la festa è iniziata, a mano a mano sono successe cose bellissime.

Carlo Pastori, ospite previsto il primo giorno per lo spettacolo dei bambini, si è ripresentato a sorpresa l’ultima sera, invitato sì da un papà che lo conosce, ma spinto anche dal desiderio di tornare a stare con noi ancora un po’, perché «qui si sta bene».
La serata di giovedì, dedicata alle medie, con i professori che hanno dato tutto di sé per far ballare e sorridere i nostri ragazzi, è stata caratterizzata dalla presenza di una fiumana di gente, code interminabili per prendere birra e salamelle, un po’ di disagio certo, ma alcuni, interrogati sulla fatica di stare in fila, hanno detto: «Beh che male c’è? È l’occasione per fare finalmente due chiacchiere».

La cosa davvero impressionante è stata rivedere tante “vecchie” facce: studenti passati dalla scuola anni fa, ormai iscritti in altri istituti o licei, o trasferiti in altre scuole medie, e i loro genitori. Appena hanno saputo della festa, sono tornati per rincontrare i loro professori, i vecchi compagni di scuola o i genitori con cui hanno condiviso un pezzo importante di vita, e tornare a respirare l’aria familiare e accogliente di cui probabilmente sentivano la nostalgia. Come ha detto la Preside delle scuole medie, la professoressa Rossetti, «si è vista la fame di essere di nuovo insieme, come prima del Covid o forse più». Non sono mancate le sorprese nemmeno sul fronte degli ex insegnanti e presidi della scuola che sono piacevolmente ricomparsi a testimonianza di un’amicizia che continua, nonostante le distanze e le scelte professionali di ciascuno.
Gli ospiti di Cometa erano contenti di esserci, Gianni Fusco e altri amici ci hanno regalato un bel momento di ascolto musicale prima dell’incontro e Antonella Sapienza e Paolo Binda hanno subito colto una sintonia con noi e la certezza di stare insieme sullo stesso percorso.
Il professor Erba era commosso e partecipe. Non credeva ai suoi occhi e alle sue orecchie. Dopo averci regalato un bellissimo dialogo con la prof. Rossetti sulle parole che descrivono il delicato compito dell’educatore, si è fermato a vedere la mostra con noi e ha detto di essere davvero stupito dalla bellezza che si era trovato davanti. Ha fatto anche un giro di tutta la festa e ha stretto mani e salutato gente.
E parlando di mostra, come non restare stupiti e grati per la disponibilità dell’amico Andrea Anselmi, architetto e appassionato di arte, nonché fra i curatori della mostra stessa, che ci ha aiutato ad allestirla e a comprendere il valore di ciò che stavamo proponendo.
Semplice e grande anche la testimonianza di don Davide, prof di religione e tra i responsabili del gruppo dei “Cavalieri di Sobieski” (un’esperienza educativa per i ragazzi delle medie), che ha celebrato la Santa Messa di sabato pomeriggio, e di Suor Letizia e Suor Annamaria, preoccupate, preparando ogni dettaglio, che quel gesto fosse fatto nel migliore dei modi.
Il montaggio, lo smontaggio e lo svolgimento della festa sono stati supportati da tanti genitori.

Dai primi dieci siamo arrivati a più di cento volontari e abbiamo fatto una esperienza di gratuità e appartenenza anche da parte di famiglie giovani, in alcuni casi appena approdate nella nostra scuola. Un papà, pur sapendo di non poterci essere durante i giorni della festa, si è comunque reso disponibile a costruirla prima e dopo, sollevando palchi e montando stand.

Questo è stata dunque la festa. Una proposta. Prima di tutto a noi stessi e poi via a cascata, a tutti quanti. Una sfida. Riuscire a realizzarla non è stato per dire: «Guarda come siamo bravi», ma per ribadire la certezza che un’amicizia così fra noi non può che essere generativa e da guardare. Un’occasione. C’era bisogno di guardarci in faccia, abbracciarci, dirci che abbiamo un posto bello in cui stare, un posto che non chiude ma spalanca al mondo e ci rende capaci di domandare e di ricevere ogni volta il centuplo di quanto si è seminato.

Grazie a tutti per esserci stati, grazie a chi ha suonato ma grazie anche a chi ha ballato, a chi ha grigliato ma anche a chi ha mangiato, a chi ha parlato ma anche a chi ha ascoltato. La festa è per questo. Per renderci capaci di camminare insieme, ognuno secondo le sue capacità e inclinazioni, avendo presente che il desiderio che ci accomuna è quello di essere felici e amati. Generando un noi e lasciando tracce di bene. E qui alla Regina Mundi questo è possibile.