La linea d’ombra (The Shadow line) è un romanzo di Joseph Conrad. Racconta il primo incarico come capitano di un giovane che sta entrando nella vita. Non gli dice bene: durante il viaggio scoppia una epidemia che fa ammalare tutti i marinai, e la situazione è aggravata dalla bonaccia che impedisce alla nave di proseguire il suo viaggio. Nell’immobilità, autentica e metaforica, il giovane capitano, carico di energia e di voglia di fare, trova la forza di resistere a queste avversità e varcare la linea d’ombra, cioè il confine tra giovinezza e maturità, il momento in cui si diventa adulti e si assumono le proprie responsabilità. La forzata immobilità scatena un movimento di maturazione. Un paradosso, quasi.

Il miracolo segreto (El milagro secreto) è un racconto di Jorge Luis Borges. Uno scrittore condannato a morte parla con il suo Dio la notte prima dell’esecuzione, e gli chiede una grazia: “domani morirò. Ma se mai sono esistito, se mai hai voluto realmente che io esistessi, io esisto come autore di quest’opera che ho iniziato e ancora non ho terminato. Concedimi di finirla prima di morire”. E all’indomani, mentre la pallottola del plotone di esecuzione viaggia verso il condannato, il tempo si ferma. L’istante si blocca, l’attimo si gela, e in quella immobilità lo scrittore si ritrova a godere di un anno di tempo per finire la sua opera. Che risulterà un capolavoro, anche se non lo saprà mai nessuno, come nessuno saprà del miracolo segreto concessogli da Dio. Un prodigio di cui nessuno può accorgersi. Paradossale.

 

Quante storie paradossali ci sta raccontando questa esperienza di scuola a distanza.

Tra i nostri alunni ci sono giovani capitani che stanno attraversando la linea d’ombra, assumendo su di sé la responsabilità del loro percorso scolastico senza che agiscano più di tanto i tradizionali spauracchi: le cattive valutazioni, le sgridate degli insegnanti, la paura di un esito negativo… La costrizione a cui siamo soggetti, l’immobilità della nostra prigionia, li sta rendendo uomini e donne responsabili. Crescono. Stanno varcando una soglia di maturazione. Chiamati a dar prova di sé in questa circostanza, in alcuni casi producono anche più di quanto producessero in situazione scolastica di normalità. Paradosso.

Siamo chiusi in casa. Dove accadono altri miracoli segreti. C’è l’alunno che ci ha dichiarato di stare conoscendo adesso i suoi fratelli. C’è l’alunna che si mostra finalmente senza i quintali di trucco che secondo lei le risultavano indispensabili per ricevere l’approvazione degli altri. Ci sono giovani intraprendenti che compiono brevi escursioni fuori dalla loro cameretta, a scambiare parole con altri familiari. Ce ne sono alcuni, addirittura, che leggono libri (“sapete, quei cosi non digitali fatti di carta…”). Ci sono alunni che ringraziano i professori, che rispondono alle loro mail, che salutano e sorridono con gli emoticons. Paradossi.

D’altronde, a situazione paradossale si risponde con azioni paradossali. La società contemporanea vanta la più alta consapevolezza medica che si sia mai avuta nella storia dell’uomo, eppure affronta una situazione di contagio e di epidemia come non si è mai visto; la società ipertecnologica di cui facciamo parte, nel momento in cui la nostra tecnologia è l’unica finestra sul mondo che ci circonda, riscopre il valore della relazione umana. Nel momento dell’emergenza, quello in cui tradizionalmente tutti parlano, il più delle volte senza avere niente da dire, qualcuno sta riscoprendo il valore del silenzio, che serve a dire le cose più autentiche. Paradossi.

Alcuni di questi paradossi sono squisitamente scolastici: la scuola a distanza è difficile perché difficile è tenere l’attenzione senza essere in contesto, eppure gli insegnanti si stanno inventando la scuola come dovrebbe sempre essere: attiva, stimolante, necessaria per vivere e sopravvivere. Spesso la relazione tra alunni e insegnanti è resa difficile dal concepire il proprio ruolo come “fissato” e obbligante: l’alunno deve comportarsi “così”, l’insegnante deve comportarsi “cosà”. Paradossalmente emergono comportamenti autentici da entrambe le parti, in tutte le scuole del mondo. Ma il paradosso definitivo è che questa scuola a distanza ci avvicina, tra colleghi, tra professori e alunni, con le famiglie.

E allora non ci resta che continuare il nostro lavoro, contro tutte le condizioni avverse, ma nella speranza, con fiducia, con la consapevolezza assoluta che, se avremo coltivato alcuni di questi paradossi, la normalità a cui prima o poi torneremo, sarà davvero un po’ più normale.

Giuseppe Pelosi

preside Liceo Linguistico e Liceo Scientifico