Una lettera di un medico in prima linea ci aiuta a non chiudere la domanda

 

Negli scorsi giorni, spesso, vi abbiamo raccontato della urgenza di accompagnare i nostri studenti dentro un giudizio e una riflessione su quello che sta accadendo. Molte sono le domande di senso che si affollano nella mente e nel cuore di tutti noi.

Oggi desideriamo riproporvi una lettera di Amedeo Capetti, medico dell’ospedale “Sacco” di Milano, pubblicata ieri su IL FOGLIO e che ci ha colpito molto.

Capetti racconta la sua esperienza di queste settimane nella quale vede avverarsi un evento che talvolta accade a chi è miracolosamente scampato alla morte “l’esperienza di aprire gli occhi e accorgersi che nulla è più scontato. Ossia che tutto è dono, dal risveglio del mattino, dal saluto ai propri cari a ogni piccola piega di un quotidiano che per alcuni è tutto da riempire, per altri come me è diventato, se mai era pensabile, più vorticoso di prima.”

Ma non finisce qui, non basta il sentimento dello stupore, occorre che diventi esperienza, occorre che passi attraverso quelle domande che anche noi vediamo sorgere negli studenti :

qual è, al fondo, l’origine di tutto ciò? Perché improvvisamente i nostri occhi si sono aperti e abbiamo iniziato a intravedere il fondo reale delle cose? Dove ci può portare questa esperienza? Dove ritrovare questo sguardo così umano gli uni verso gli altri che in questi giorni vediamo in tante situazioni? Chi ci può aiutare?”.

Ecco, queste sono domande che anche noi vogliamo tenere aperte e continuare a guardare in questo pezzo di cammino!

Di seguito il link all’articolo completo :

https://www.ilfoglio.it/salute/2020/03/18/news/lettera-dalla-trincea-306650/