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“La peste” di Camus al tempo del coronavirus

By 3 aprile 2020aprile 16th, 2020No Comments

L’antidoto per questa quarantena: cercare persone che non si fanno scivolare addosso questo tempo ma gli danno valore.

 

1947, l’editore francese Gallimard pubblica La peste” di Albert Camus.

2020, l’editore francese Gallimard vende nel solo mese di gennaio il 40% delle copie di “La peste” solitamente vendute in un anno e in Italia il romanzo di Camus è tornato ai primo posti nella classifica di vendite del portale Ibs.it.

Il romanzo, quanto mai attuale per le analogie con la situazione attuale dovuta alla diffusione del virus Covid19, racconta come un’epidemia di peste si sia diffusa negli anni Quaranta del secolo scorso in una cittadina dell’Algeria francese. A Orano cominciano a morire i topi per strada sempre in numero maggiore. La malattia passa poi agli uomini. Due medici capiscono che si tratta di peste. Inizialmente nessuno vuole credere alla scoperta ma alla fine la situazione diventa evidente a tutti. La città viene così messa in quarantena. Al suo interno la vita continua però tra la solita quotidianità e le sue contraddizioni: c’è chi cerca di guadagnare sulla mancanza di viveri, chi crede che la malattia sia una punizione divina, chi cerca di perdersi nell’oblio grazie a cibo e alcol e chi, prova in tutti i modi a raggiungere la propria amante in Francia. Arriva l’estate e la malattia per il caldo muta nella sua forma più contagiosa. In città le morti continuano e nonostante venga prodotto un siero, questo si rivela inefficace, lasciando così i protagonisti privi di ogni speranza. Sembra ormai che la peste sia inarrestabile. Verso Natale uno dei protagonisti si ammala e anche se ad uno stadio già avanzato della malattia il siero lo guarisce. Lentamente l’epidemia comincia a scemare. All’inizio del nuovo anno la quarantena viene finalmente revocata.

Diceva nel 1955 l’autore francese riguardo al suo romanzo: “La peste è la storia di un’epidemia che si abbatte su una città abitata da persone che vivono individualmente nella maniera più banale e semplice possibile e che a poco a poco vengono trascinati in questa epidemia, in questa tragedia collettiva, finendo per diventare un unico amalgama di persone sotto il dominio di questa malattia. In seguito, la malattia arretra e progressivamente questi individui riprendono come possono la loro attività”.

Il professor Marcato della nostra scuola ha fatto leggere il libro agli studenti di quinta. Perché?

“È proprio nei momenti difficili, nei momenti di crisi, che l’uomo è spinto a porsi delle domande. Delle domande di senso che riguardano la sua esistenza. Sono i momenti difficili e non quelli semplici che ci spingono ad interrogarci. La lettura dei classici e della letteratura possa aiutarci a rispondere a delle domande”.

Ecco cosa hanno scoperto alcune alunne.

“Questo COVID19, come tutte le situazioni brutte della vita, ha portato panico ma soprattutto riflessione, cioè la gente ha iniziato a capire quanto sia realmente importante la vita e soprattutto quanto sia prezioso il tempo e di conseguenza bisogna condividerlo con la gente a cui si vuole bene”, Federica.

“CI VENIVANO TOLTE LE COSE A NOI PIÙ CARE. Quello che credo è che sia veramente difficile conviverci se si pensa solo a questo, mentre secondo me bisognerebbe fare caso anche alla bellezza delle cose che paradossalmente ci sta facendo vedere e scoprire questa quarantena. Le persone che, magari grazie a questo momento di riflessione, ci risultano essenziali e parlo di quei volti con cui non lasciamo che questo tempo se ne vada. Con i quali magari non affermiamo “andrà tutto bene” perché in questo momento credo che il presente, di fatto, sia più interessante”, Giorgia.

“TI PREGO DISSE LUI: VEGLIA SU DI ME. Quanto abbiamo bisogno in questo momento di qualcuno che vegli su di noi perché siamo impauriti”, Giulia.

“Se una persona è insensibile e indifferente di fronte alla realtà che lo circonda, a ciò che sta accadendo, e non si interroga su ciò che può fare nel suo piccolo per aiutare l’Italia, allora sì una volta finita la quarantena la sua vita sarà uguale a prima, mentre se viviamo il momento senza aspettare che trascorra questo periodo sicuramente il nostro cuore sarà diverso”, Veronica.

“Il flagello non è commisurato all’uomo ma è irreale, è un brutto sogno che passerà. Ma non passa sempre, e da un brutto sogno ad un brutto sogno sono gli uomini che passano … perché non hanno preso le loro precauzioni”, Chiara.