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INSIEME NEL VALUTARE… ANCHE A DISTANZA

By 11 maggio 2020No Comments

Temuta o attesa, punto di delusione o fonte di soddisfazione, origine, talvolta, di tensioni tra scuola e famiglia, è un aspetto delicato e importantissimo, imprescindibile nel rapporto educativo.  Parliamo della valutazione.

Se permette ad un insegnante di verificare l’efficacia della sua proposta, aiuta nel contempo ogni ragazzo a divenire consapevole dei passi compiuti e da compiere, acquisendo così quella capacità di autovalutazione che è fondamentale per diventare grandi.

La valutazione ha insomma una grande valenza formativa.

Al centro di questo processo c’è il rapporto tra professore ed alunno: il primo valuta solo nell’interesse dell’altro ed è mosso dal desiderio di andargli incontro e accoglierlo in tutta la sua umanità, accompagnarlo e richiamarlo in una crescita e in una responsabilità.

Sappiamo però bene che valutare non è facile: è un percorso complesso, in continuo divenire, che non può essere ridotto a una misurazione scientifica ed asettica, né concepito come una classificazione, in una sorta di gara tra alunni.

Come sarebbe possibile? I ragazzi sono tutti diversi e non tutti si avviano ugualmente dalla stessa linea di partenza!

Allora, come “dar valore” (questo il significato del termine valutare) al passo di ogni ragazzo?

Come far sì che chi può fare di più non si accontenti dei risultati raggiunti e che chi non riesce al primo colpo non si scoraggi, ma riparta sempre?

Come stimolare una sana emulazione che non diventi sfrenata competitività?

Queste le domande che si pongono ogni giorno i docenti, nella consapevolezza che l’equità nel valutare non consiste nel “far parti uguali tra i disuguali”, per citare don Milani, o ancorarsi a misurazioni astratte e falsamente imparziali, ma “dare a ciascuno il suo”.

Certo, ogni decisione nella valutazione va attuata con equilibrio e ponderatezza.

Per fortuna, però, nessuno valuta da solo! Nemmeno nel rapporto personale con gli studenti o nel dialogo con i genitori, benché personalmente implicato e coinvolto con la propria personalità e specificità, un insegnante è sempre  parte di una collegialità. Questo è fondamentale.

Fondamentale che ci sia una compagnia di insegnanti che nel lavorare insieme, nell’aiutarsi, nel sostenersi, siano animati da una comune passione educativa e da un continuo rimando a criteri e obiettivi condivisi, operando sempre nell’interesse di ogni ragazzo.

Certo, la didattica a distanza ha cambiato tante cose, ma il lavoro di confronto e riflessione educativa è continuato e se fino a qualche mese fa,  anche travalicando i momenti di incontro collegiale, proseguiva  nei corridoi o in sala professori, oggi, permane, nella quotidianità, attraverso tutti i canali offerti dalla tecnologia.

Condizioni, tempistiche, strumenti nuovi,  hanno certamente  costretto gli insegnanti  a immaginare nuove modalità di fare scuola. Prima di tutto hanno imposto loro di interrogarsi su cosa sia davvero importante, costringendoli a concentrarsi sull’essenziale.

Ma, pur rilevati tutti i limiti di questa situazione,  si è cercato di  sfruttarne anche  i possibili vantaggi. Si sono percorse strade inedite e scoperti strumenti di lavoro più efficaci, cercando sempre e comunque di privilegiare scelte e metodi in cui fosse preservata la relazione, il rapporto coi ragazzi, fondamentale in ogni apprendimento.

In presenza, questa relazione si nutre anche di particolari impercettibili: gesti, sguardi, sorrisi, indicatori non verbali che esprimono il richiamo, ma anche l’apertura e l’incoraggiamento, ben oltre il semplice voto.   A distanza, allora,  venute meno tante occasioni di contatto, è stato ancora più importante trovare nuove modalità di incontro e di comunicazione.

Ecco  che allora chat, mail, chiamate e videochiamate, momenti di verifica in piccolo gruppo o  di  scambio  e ripresa personali sono diventate quotidiani strumenti per restare in contatto con gli alunni, anche oltre la lezione.

Ma come continuare a valutare? Come continuare a dare cioè riscontro allo studente e alla sua famiglia del lavoro compiuto?

Anche in questa condizione infatti, nonostante tutte le limitazioni causate dalla distanza, i docenti sono stati chiamati a svolgere appieno il loro compito. Ciò ha significato per loro cercare di  osservare, raccogliere informazioni, comprendere e formulare un giudizio su quanto vedevano accadere, al fine di prendere decisioni per il bene e la crescita dei ragazzi.

E anche questa volta lo hanno fatto insieme, condividendo le osservazioni su quello che accadeva nelle lezioni  e, benché i fondamenti delle discipline fossero rimasti i medesimi, riflettendo su quali nuovi strumenti e criteri di valutazione fossero necessari in questa nuova situazione.

Se nel segno di una continuità,  si è  deciso di continuare a ricorrere ai voti, si è stabilito di accompagnarli, dove utile  a  commenti e indicazioni più precise e di continuare a specificare il valore e il significato di ciascuna prova, al fine di favorire una consapevolezza nei ragazzi.

Si è  anche osservato come la didattica a distanza abbia richiesto loro di mettere in campo capacità nuove e in parte diverse: di problem solving, autonomia, intraprendenza, metodo, creatività: tutti aspetti attinenti a obiettivi di competenza  fondamentali in uscita dalla scuola media. Tali aspetti non potevano non essere considerati nel valutare.

Ma anche la modalità di partecipare e di intervenire alle lezioni online, nonché l’impegno, la precisione e la puntualità nello svolgimento dei compiti assegnati si sono rivelati aspetti fondamentali.

Non sono stati pochi i ragazzi che, a volte inaspettatamente, in questa circostanza si sono messi in gioco, mostrando nuova motivazione e nuova cura nello svolgere il proprio lavoro quotidiano. Ciò meritava certamente una valorizzazione.

Se la scelta di partire in modo molto tempestivo, fin dai primi giorni di marzo, con le lezioni online ha offerto un tempo adeguato di analisi,  riflessione e adeguamento della proposta didattica nel suo complesso, si è presentata ben presto la necessità di approfondire anche la comprensione del contesto in cui ogni ragazzo si trovava a svolgere il proprio lavoro.

Così è nata la scelta di incontrare una ad una tutte le famiglie, tramite un colloquio personale a distanza, che desse modo di porre domande precise, acquisire un feedback sulla proposta in atto, ma anche e soprattutto ascoltare e comprendere i bisogni di ciascuno.

Ciò ha offerto agli insegnanti una maggiore consapevolezza delle diverse condizioni che ogni alunno stava vivendo, permettendo di progettare modalità adeguate per accompagnarlo, nella propria particolare situazione e fornendo nuovi elementi anche in vista della valutazione.

Da queste  riflessioni e dai primi tentativi messi in atto nella valutazione della didattica “a distanza” sono sorti il desiderio e la necessità di condividere coi genitori quanto si stava facendo e di chiedere la loro collaborazione, più che mai necessaria in questa circostanza.

Quanto acquisito, come il confronto giornaliero tra gli insegnanti sulla presenza e sulle modalità di partecipazione dei ragazzi a lezione, è stato ed è  di aiuto nel  riconoscere giorno per giorno se, considerati tutti i fattori, ciascuno stia lavorando al meglio delle proprie possibilità.

Anche il dialogo con le famiglie è quindi proseguito in questo senso, nella corresponsabilità, attuando un  monitoraggio  continuo delle  diverse situazioni, chiedendo una vigilanza fatta di semplici, ragionevoli regole e un accompagnamento che, in un equilibrio tra vicinanza e distacco, favorisse nei ragazzi consapevolezza, autonomia e responsabilità personale.

Anche in questo impegno comune, in questa riflessione mai conclusa tra gli insegnanti,  in questa collaborazione con i genitori, sta il segreto di una buona valutazione. Un percorso per aiutare ogni ragazzo a crescere e  a imparare  da protagonista.