Domani vieni presto, perchè faremo cose molto belle

AlessiaLinguistico, Scientifico, Tecnico

Prende il via da oggi una serie di articoli dedicati alle iniziative e alle attività di cui sono protagonisti gli alunni delle nostre Scuole Superiori, Liceo Linguistico, Liceo Scientifico e ITE.

 

“DOMANI VIENI PRESTO, PERCHÉ FAREMO COSE MOLTO BELLE”
Slogan dell’anno e Testimonianza di Enrico Craighero alle Superiori.

 

Sono venuti presto (come diceva Gaudì nella famosa frase, ora slogan dell’anno) gli alunni delle Superiori per iniziare il nuovo anno scolastico con un incontro-testimonianza in Auditorium.

Gradito ospite Enrico Craighero, invitato a raccontare la sua esperienza di padre, che ha esordito con una frase piuttosto inusuale: “Il problema del vivere non è sistemare la vita, ma desiderare tanto.
Uno pensa che per essere felice gli basti andare bene a scuola, avere la ragazza… Ma deve verificare se avere la morosa o giocare a calcio risponda al desiderio del cuore.
Cala il silenzio e tutti lo ascoltano raccontare di sè, di un giovane Enrico pieno di desideri che si sposa e ben presto ha due figli gemelli… ma entrambi disabili con difficoltà motorie e verbali.
L’immedesimazione aumenta quando Enrico ammette il suo risentimento, il senso di evitamento che lo coglieva ogni volta che toccava a lui nutrirli e non vedeva l’ora di finire per scappare lontano e fare altro, l’inevitabile domanda “perché proprio a me?”
Finché un giorno arriva la svolta: “Ho visto gli occhi di mia moglie Angela, lieti. Io guardavo la stessa cosa con occhi brutti, ma Angela vedeva una bellezza. Questo cambia la vita: quando incontri qualcuno che guarda le cose che vedi tu e ci vede una bellezza. Mi è cambiata la vita per l’invidia di quella faccia lieta che aveva mia moglie.”
La commozione serpeggia in Auditorium, ma quale nesso c’è tra questa storia e l’esperienza scolastica quotidiana?
I ragazzi ascoltano parole che adesso sono rivolte a loro:
“Se vedete uno con la faccia lieta andategli dietro, vi conviene! Non abbandonate quella faccia lieta, seguitela. Perché non siamo fatti per essere delusi dalla vita, ma per goderla. Possono esserci circostanze terribili, ma in quelle, anche in quelle, c’è la possibilità di essere felici. La mia fortuna è stata avere due figli disabili, perché questo mi ha costretto a non giocare con la vita, ma a prenderla sul serio.”

Enrico continua il racconto della sua vita con Angela e coi figli che “capiscono sempre quando noi siamo contenti, perché hanno bisogno di avere attorno gente felice” e rivela: “La cosa più bella che ricevo ogni mattina è quando tiro fuori mio figlio dal letto e ogni volta mi fa un grande sorriso, perché ha bisogno di me.”
Poi si rivolge ai ragazzi e chiede loro:
“Ma voi di che cosa avete bisogno? Di un gruppo di amici che vi tiri fuori dal letto, che vi faccia entrare nella realtà! Continuate a desiderare tutto. Non abbiate paura di sbagliare, perché anche da quello si può imparare.”

Il tempo è volato, ci sarebbe spazio per qualche domanda, ma sono tutti così affascinati e ammutoliti che prende la parola il DonDa per un’osservazione molto concreta:
“Il primo giorno di scuola ci ha dato un’illuminazione, ma domani si ricomincia e non mi basta sapere che andrà bene. Dove guardi tu quando non accade nulla?”
Enrico risponde che “quegli occhi e quella faccia accadono sempre, anche se prendono forme diverse.
L’ho rivista migliaia di volte nella vita, ovviamente non era quella di mia moglie. Non si vive di un ricordo, perché sbiadisce. Non si può vivere di un passato o di un futuro, quel che conta è il presente: è lì che ci giochiamo la letizia.”
Poi si rivolge nuovamente ai ragazzi:
“Cercate queste persone che si godono la vita. Con certezza posso dirvi che ci sono, cercatele dentro la realtà, dentro le ore che fate a scuola. Non abbiate mai il dubbio che non ci siano. Quando vi viene il dubbio portate alla mente la mia faccia: io sono uno che si gode la vita.
Se voi siete attenti queste facce e questi occhi ci sono. Nessuno può fare al vostro posto questo lavoro di rincontrare facce così. Regole non ce ne sono.
Soltanto ognuno di voi deve decidere se vivere o non vivere. Vivere da uomini.
Ogni mattina verrete in questa scuola decidendo di incontrare facce così e sarete tesi a incontrarle.”
DonDa sintetizza: “Tutti abbiamo lo stesso desiderio di essere felici. Sarà la sfida di quest’anno.
E se incontrate facce belle, che esprimono una vita bella seguitele e ditelo anche a me, perché anch’io ne ho bisogno!”

Nei giorni seguenti nelle classi si riprende l’incontro, si riparla di Enrico e di ciò che ha suscitato.
Qualcuno prova a scriverlo:

Beatrice: “Enrico ha concluso l’incontro facendoci un augurio che nessuno mi aveva mai rivolto: che il nostro cuore non smetta mai di desiderare”.

Isabella: “Dall’incontro con Enrico ho capito l’importanza di non alzare un muro quando le cose non vanno come avrei pensato, ma al contrario di cercare la bellezza particolare che si trova in quello che mi viene dato”

Emma: “Basta proprio una piccola azione, lo sguardo di una persona che ci vuole bene, come è capitato ad Enrico, per cambiare la prospettiva e cominciare a guardare le cose in modo diverso”.

Appuntamento alla prossima settimana con il réportage sulla Convivenza!

 

Stella Bellada
Docente di Lettere e Arte nei Licei RM