Incontro con Luis Vanella

14 settembre 2018

 

Per introdurre il tema educativo dell’anno “Per aspera ad astra” abbiamo incontrato

Luis Vanella un imprenditore argentino che oggi vive in Italia, ma che ha alle spalle un passato

drammatico ed avventuroso. Nato in una famiglia colta e benestante da giovane, negli anni della dittatura, scappa di casa per unirsi ai guerriglieri, vede famigliari e amici uccisi o arrestati e a 18 anni deve lasciare tutto fuggire per rifugiarsi in Europa, a Parigi.

Qui l’incontro con alcune persone e l’esperienza Cristiana imprimono alla sua vita una svolta davvero inaspettata.

Ecco alcuni pensieri scritti dai ragazzi di terza media dopo la sua testimonianza:

 

Luis a Parigi dove era rifugiato politico si è visto portare via tutto, ma è stato proprio in quella città che ha conosciuto sua moglie che lo ha amato, ma soprattutto lo ha fatto sentire amato. Quest’ultima cosa è avvenuta anche grazie ai suoceri che lo hanno accolto in casa come se fosse un loro figlio.  … In fondo non succede anche a noi anche solo di avere bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi e che ci faccia sentire importanti?

Il tema però che mi ha affascinata di più è quello del perdono. Luis ha passato quasi tutta la vita a portare rancore verso chi lo aveva messo nella condizione di dover trascorrere la vita in quel modo, ma ciò che Luis ha vissuto, le gioie che la vita gli ha dato, lo hanno portato a cambiare, lo hanno portato a perdonare.

Il perdono: tanto semplice da dire quanto difficile da mettere in pratica.

Mi ha colpito davvero tanto quest’uomo, mi ha colpito il fatto che, anche se la vita lo ha preso a pesci in faccia, lui sia riuscito a perdonarla, e non è una cosa da tutti.

Sono davvero soddisfatta dell’incontro, anche perché è arrivato in un momento in cui avevo bisogno di un confronto di questo genere e da parte mia è stato molto apprezzato.

  

Luis volle tornare nel suo paese natale, in Argentina, per passare più tempo possibile con sua madre che era malata. Trascorse con lei gli ultimi tre anni di vita della donna, che gli morì tra le braccia.  Luis ci ha detto che in quel preciso momento era sicuramente triste, provava dolore per la perdita della sua mamma, ma intuiva che lei non se ne stava andando per sempre. Questa cosa che ha detto è quella che più mi ha colpito perché, guardandolo negli occhi mentre lui raccontava, vedevi un velo di tristezza, ma allo stesso tempo Luis aveva un grande sorriso, quasi a volerci dire che quando una persona muore, non bisogna essere troppo tristi perché quella persona non sparirà mai dal nostro cuore, anche se non potremo più vederla o sentire la sua voce.

 

L’incontro con Luis mi ha fatto capire quanto i miei genitori mi vogliono bene, nonostante i miei sbagli.

 

Luis a 13 anni ha lasciato tutto quello che aveva per la libertà

 

Mi ha colpito una frase di Luis “ non devi dipendere da quello che pensano i tuoi compagni o  i tuoi genitori, in qualsiasi situazione tu sia, devi andare avanti!” mi è piaciuto questo spunto, mi ha fatto pensare alla mia situazione: devo scegliere la scuola superiore e non voglio farmi condizionare sulla scelta né dai miei genitori, né dai miei compagni, certo i consigli fanno sempre bene, ma devo essere io a decidere.

Inizialmente Luis pensava che chi gli parlava di Gesù o gli diceva che Gesù è presente, fosse un imbecille. Mi ha colpito invece che è stato proprio quando ha trovato la ragazza di Bergamo e poi i genitori di lei che lo hanno trattato come loro figlio, è proprio in quel momento che Luis ha capito che Gesù è con noi sempre.

 

Credo che tutti noi a volte ci sentiamo come Luis, perché molte volte prendiamo scelte sbagliate, ma l’importante è che ci sia qualcuno ad aiutarci a prendere la direzione giusta per una vita piena di felicità e di bene perché da soli non si può risolvere niente.

 

La storia di Luis mi ha sorpreso molto perché secondo me ha avuto un grande coraggio

 

Mi ha colpito che Luis ci abbia detto: “potete fare quello che volete, ma dovete verificare che vi renda felici!”

 

La cosa che mi ha più stupito di Luis è la sua voglia di vivere la vita.

 

Luis a 13 anni ha deciso di lasciare casa. Come ha trovato il coraggio per fuggire e lasciare tutto? Ho provato a mettermi nei suoi panni. Quando io mi arrabbio con i miei genitori, a volte esco di casa dicendo loro dietro di tutto e di più, ma poi torno sempre a casa, perché non saprei dove andare. Come ha fatto a stare così tanto tempo senza amici e familiari?

 

La parte del suo racconto che mi ricordo di più è quando sua moglie presentò Luis ai suoi genitori. Lui era vestito in modo umile, con i capelli lunghissimi e gli zoccoli. Lui pensò che non sarebbe mai stato accettato, ma si sbagliò. I suoi suoceri lo accolsero con tanto affetto.

Il suo racconto mi ha insegnato molto e per salutarlo io insieme ad una mia compagna ci alzammo e lo ringraziammo per averci raccontato la sua storia. Spero che ritorni.

 

A me sembra che Luis sia un uomo che non ha nessuna paura di quello che succederà domani.

 

Quello che ha raccontato Luis fa capire quanto una persona può cambiare grazie a ciò che gli succede ma soprattutto grazie alle persone che incontra.

Mi ha impressionato il modo in cui lui si emozionava, si scaldava e quasi sembrava che si arrabbiasse quando parlava.

 

La cosa più bella è la sua relazione con Dio e con la Chiesa. Raccontava infatti che all’inizio della sua vita lui non credeva, anzi reputava imbecilli e plagiatori coloro che provavano a convertirlo, ma arrivato in Europa si convertì e capì una cosa che ci disse alla fine dell’incontro: “L’amore di Dio è la cosa più importante, la primaria, tutto il resto, come l’amore di mia moglie o quello dei miei figli, vengono di conseguenza a Lui”